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ANTROPIZZAZIONE DEL PINALTO E MINACCE ATTUALI

 

Lo sfruttamento economico del Pianalto è stato nei secoli limitato dalle caratteristiche difficili dei terreni e dalle difficoltà di irrigazione. Nel secolo scorso il progresso delle tecniche agricole ha portato ad un incremento della monocultura di mais che è stato causa di notevole impoverimento della qualità naturalistica, riducendo le biocenosi di maggior pregio alle immediate adiacenze del Naviglio di Melotta. Attualmente nuove e più dannose forme di sfruttamento del territorio minacciano ulteriormente queste aree: una immensa cava di argilla potrebbe essere attivata a est della Riserva del Naviglio, provocando incalcolabili danni all’ambiente naturale ed eliminando completamente quelle caratteristiche geologiche e morfologiche che rappresentano i fondamentali beni tutelati. 

A sud, nei pressi del Naviglio, è prevista la trivellazione di nuovi pozzi per lo stoccaggio del metano in un enorme giacimento sotterraneo, nonché la realizzazione di un grande centrale di trattamento e compressione del gas con relativi uffici. Nel comune di Casaletto di Sopra, a nord del Pianalto, si trovano, in parte già realizzati e in parte definitivamente autorizzati, cinque grandi impianti per la produzione di biogas, che utilizzerebbero estesissime superfici agricole, destinandole a colture non alimentari, che prevedono l’impiego di tecnologie estreme e che, impoverendo ulteriormente la biodiversità della zona, contribuirebbero ad isolare gli ambienti naturali più pregiati.

Impianti di biogas

Il problema principale delle aree protette situate sul Pianalto consiste nella loro ridotta superficie rispetto alle aree non soggette ad alcuna protezione. Di conseguenza, i pesanti influssi da parte delle aree antropizzate circostanti e la mancanza di collegamenti con gli altri componenti delle rete ecologica determinano fenomeni di insularità e indeboliscono la biodiversità presente.


PROBLEMATICHE RELATIVE ALL’ESCAVAZIONE DELL’ARGILLA SUL PIANALTO 

Già da alcune decine di anni è in atto un’attività di cavazione dell’argilla nel territorio nord del Pianalto, causa principale della modificazione del paesaggio e dell’orografia. In particolare si è assistito a un abbassamento del livello della quota di suolo, che ha portato a una spianatura dei terreni a destinazione agricola e all’alterazione delle originali pendenze e confini a scarpata. In netto contrasto a questo, sono rimasti in salienza con decisa soluzione di continuo con il resto del paesaggio tutte quelle aree destinate a manufatti preesistenti, quali cascine, argini, punti di contatto del terreno per i pali di sostenimento delle linee telefoniche ed elettriche ed altri manufatti preesistenti.

Cascina Nuova e terreno agricolo soggetto alla cavazione dell’argilla 

Nel territorio tra Casaletto di Sopra e Gallignano, come esito all’attività di escavazione, sono nati per accumulo di acqua piovana due laghi artificiali. 

Si hanno inoltre notizie da diverse fonti che a causa di questa attività siano andati persi reperti di epoca romana, con danni non quantificati al patrimonio archeologico. Tuttavia, il perdurare negli anni della modificazione degli aspetti paesaggistici, quale esito dell’attività di escavazione, non è stato accompagnato dallo stanziamento di idonei investimenti per il recupero ambientale. Si assiste quindi alla mancanza di un progetto organico di recupero, che invece dovrebbe impegnare le  amministrazioni pubbliche responsabili e gli imprenditori privati del settore attraverso idonee convenzioni. 

Nonostante i danni derivanti dalla cavazione, di recente è stata approvata nella revisione anticipata del piano cave della regione Lombardia l’attuazione di una nuova area di estrazione dell’argilla tra la cascina Mottella e la roggia Sordonella, per una superficie di circa 70 mila m², mentre è in via di autorizzazione una cava tra la cascina Motta e la cascina Mottella fino al confine della strada provinciale che collega Pandino a Soncino, per l’estrazione di circa 3 milioni e 500 mila m³ d’argilla su una superficie di 500 mila m². La realizzazione di queste due nuove cave è fonte di notevole preoccupazione, sia perché si estenderebbero su aree vastissime e taglierebbero i collegamenti naturali tra la Riserva del Naviglio di Melotta e il parco dell’Oglio, sia perché utilizzerebbero in modo indiscriminato l’argilla, elemento di particolare pregio in quanto testimonianza della storia geologica di questa area (come dimostrato nello specifico capitolo di questo elaborato) e per questo considerato uno dei principali elementi di tutela dell’area di geosito istituita sul Pianalto. Il geosito del Pianalto della Melotta è definito dal PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) area di interesse geologico, geomorfologico e paesistico e considerato come l’emergenza geologica più rilevante del territorio della provincia di Cremona.

 

PROBLEMATICHE RELATIVE ALLO STOCCAGGIO DI GAS NATURALE NEL GIAGIMENTO DI ROMANENGO 

Nel cuore del parco locale e in parte all’interno della Riserva Naturale del Naviglio di Melotta si prospetta di realizzare un impianto di stoccaggio di gas naturale. Sulla scorta di indicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, che a partire dai primi anni del nuovo millennio ha ritenuto indispensabile avviare un processo di aumento consistente della capacità di stoccaggio di gas naturale in Italia, è nata un’iniziativa da parte di Enel di realizzare un impianto di stoccaggio di gas proprio nell’area del Pianalto di Romanengo soggetta a tutela. E’ nata così nel Settembre del 2008 Enel Stoccaggi, una società a responsabilità limitata, partecipata al 51% da Enel Trade e al 49% da FDI (Fondo Italiano per le Infrastrutture). Il progetto Enel Trade è stato selezionato nel Giugno 2008 nell’ambito di una gara d’appalto, che il Ministero dello sviluppo economico ha indetto nel 2006 per la conversione a stoccaggio dei giacimenti esauriti.

Stoccare gas naturale significa immagazzinarlo temporaneamente, per poi utilizzarlo quanto è più vantaggioso economicamente. Il gas naturale è dunque stoccato nel periodo estivo, per essere immesso in rete nel periodo invernale quando la domanda di gas è alta. 

A Romanengo si intende stoccare il gas in una struttura naturale collocata a grande profondità nel sottosuolo e delimitata da una copertura di roccia impermeabile. Il progetto prevede la realizzazione di una centrale di stoccaggio, dove sarebbero installate sia le apparecchiature necessarie al prelievo del gas dalla rete nazionale di distribuzione e alla successiva iniezione nel giacimento, sia i dispositivi per la trattazione del gas al fine di renderlo idoneo al suo reinserimento in rete. La collocazione della centrale è prevista in prossimità della cascina Cittadina, tra il confine est dell’area naturalistica e il perimetro ovest della cascina Cittadina stessa. 

Il progetto promuove la costruzione di pozzi, che collegherebbero il giacimento sotterraneo con la superficie. Generalmente le strutture tubolari dei pozzi terminano in superficie con la “testa di pozzo”, parte visibile della struttura. Più “teste di pozzo” sono raccolte all’interno di un’unica area denominata “cluster”, dalla quale partono le tubazioni di collegamento con la centrale di stoccaggio. I “cluster”, nell’ipotesi di progetto, sarebbero realizzati in numero di diverse unità, distribuite nell’area di Riserva Naturale e di parco. 

Il giacimento in questione si estende nel sottosuolo dei comuni di Romanengo, Casaletto di Sopra, Salvirola, Ticengo, Izano e Offanengo. 

In ogni giacimento sotterraneo il gas presente è distinto in due parti a seconda della funzione che svolge. Una parte è il quantitativo minimo di gas che è necessario conservare sempre nel giacimento per mantenere la funzionalità ottimale (cushion gas), l’altra è il gas che è ciclicamente iniettato ed estratto nel e dal giacimento (working gas) per conto degli utenti di servizio di stoccaggio.

Si può ben capire come questa ipotesi di progetto abbia gettato allarme nelle popolazioni locali ed in particolare nelle persone più impegnate nella difesa dell’ambiente nella tutela del Pianalto. In difesa di quest’ultimo, relativamente al progetto sopra citato, si è assistito all’aggregazione di comitati civici di difesa dell’ambiente nei comuni di Romanengo, Salvirola., Casaletto di Sopra e Soncino. Mai si era avuto modo precedentemente di assistere a un’iniziativa congiunta di questa entità da parte dei comitati, a dimostrazione dell’importanza che il Pianalto riveste per le popolazioni locali. 

Le possibili conseguenze relative alla realizzazioni di questo impianto sono state puntualizzate in più momenti di studio e di incontri pubblici; in particolare si è dettagliatamente evidenziata una notevole serie di rischi ambientali sotto diversi profili. Ad esempio vi è una preoccupazione in ordine alla sismicità del territorio, sede nei pressi di Romanengo di una scarpata di faglia, nota nella nomenclatura internazione come faglia sismogenetica di Romanengo, causa del terremoto del 1802 che a Romanengo creò diversi danni a edifici, soprattutto alla chiesa parrocchiale. Preoccupa altresì il fenomeno della microsismicità e della sismicità indotta, prodotte dalla iniezione e estrazione di fluidi nel sottosuolo, che portano a una variazione di stress nelle rocce e di pressione dei fluidi nelle strutture sotterranee. Si è ragionato anche del cosiddetto fenomeno della subsidenza del suolo a causa di attività antropiche: un possibile abbassamento del terreno conseguente all’attività di stoccaggio. Vi è inoltre una preoccupazione relativa al degassamento naturale in superficie del gas presente nel sottosuolo, che porterebbe a un devastante inquinamento atmosferico.  

La costruzione dell’impianto di stoccaggio potrebbe inoltre causare un inquinamento del sistema idrico, del sottosuolo, del suolo, dell’aria, acustico e di disturbo di luminosità. In particolare desta timori l’impiego dei liquidi di perforazione durante l’attività di trivellamento, i quali potrebbero contaminare le falde acquifere presenti nel sottosuolo. 

L’attività di cantiere comporterebbe una pesante modificazione del paesaggio e delle strutture irrigue per far fronte a un problema viabilistico. Il traffico per la realizzazione di tale impianto prevede l’intenso passaggio di mezzi pesanti su strade di campagna molto strette e sul ponte medievale che attraversa il Naviglietto, sicuramente non in grado di sopportare il carico di questi mezzi. Per di più la presenza di una centrale sempre in funzione genererebbe un notevole inquinamento sonoro e luminoso, dannoso sia per le cascine circostanti, che per il paese limitrofo. 

Gli aspetti di rischio sismogenetico e delle norme di tutela della Riserva Naturale e del parco sono i due elementi su cui si è più basata la protesta degli abitanti, che ha portato a raccogliere diverse centinaia di firme durante una petizione popolare. Questo fatto e l’opposizione in sede amministrativa da parte dei cittadini lesi nei loro diritti hanno causato dapprima un ritardo e poi uno stop temporaneo ai lavori di realizzazione dell’impianto.

 

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