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IL CATASTO DI CARLO V E DI MARIA TERESA D’AUSTRIA

  

Nel periodo in cui Giuseppe Imbonati, conte di Milano, affitta le possessioni della Melotta, lo stato di Milano era sotto il controllo dell’impero d’Austria. Il governo di Milano fu affidato all’imperatrice Maria Teresa d’Austria, la quale, al fine di controllare che il pagamento delle tasse fosse effettuato da tutti gli abitanti dello stato di Milano e attuato secondo norme che garantissero l’equità del versamento in basa al reddito pro capite, propose l’attuazione di un nuovo catasto e l’eliminazione di quello precedente voluto da Carlo V. Il catasto di Carlo V rimase in vigore fino alla metà del Settecento, secolo di grandi riforme e scoperte scientifiche, per questo denominato anche “Secolo dei lumi”. Il catasto di Carlo V fu in uso per circa due secoli e col tempo divenne obsoleto e approssimativo, per il fatto che non teneva conto delle variazioni demografiche e della reale situazione patrimoniale dei censiti. Di conseguenza le tasse non erano pagate in modo equo e il loro riparto era fatto in modo del tutto arbitrario e privo di qualsiasi criterio. Secondo il catasto di Carlo V (1550-1551), i terreni della località Melotta presentano la seguente suddivisione in base alla qualità delle colture e il numero in pertiche cremonesi: 

  • vigne adacquatorie a oppi, 221.14 pertiche cremonesi;
  • vigne, 99.11 pertiche cremonesi;
  • campi adacquatori, 200.00 pertiche cremonesi;
  • campi, 935.02 pertiche cremonesi;
  • prati, 246.15 pertiche cremonesi;
  • pascoli, 111.16 pertiche cremonesi;
  • rive boscate tra le rogge, 29.12 pertiche cremonesi;
  • risaie incolte pascoline, 8.14 pertiche cremonesi;
  • terra incolta pascolina, 185.19 pertiche cremonesi;
  • sedume di case e cortili, 12.00 pertiche cremonesi;
  • orti, 6.03 pertiche cremonesi;
  • strade, 8.08 pertiche cremonesi;
  • per un totale di 2064.18 pertiche cremonesi.

In linea con le numerose riforme che furono attuate nel Settecento, Maria Teresa d’Austria ordinò il censimento dello stato milanese e creò una magistratura incaricata di regolare tutta la materia, la cosiddetta “Giunta del censimento”. L’operazione più dispendiosa, sia a livello di tempo che di risorse, che lo stato dovette affrontare, fu la compilazione del catasto. Furono inviate in ogni comune diverse squadre di geometri, agrimensori, architetti e trabuccatori con il compito di misurare materialmente tutto il territorio dello stato, rilevando i confini di ogni comune e ogni particella agraria.

Una caratteristica della rilevazione catastale teresiana è stata quella di dividere gli immobili in due stazioni: la prima comprendeva tutti i terreni agricoli e la seconda tutte le case e gli edifici in genere. In ogni comune si iniziava da una determinata zona (di solito a partire da nord) e si misurava campo per campo il territorio, assegnando a ogni unità un suo numero progressivo. Esaurito il censimento dei terreni agricoli, si continuava con la stessa progressione numerica con il catasto di seconda stazione.

Nel corso delle misurazione furono utilizzate le tavolette pretoriane, ovvero assicelle fornite di diottra e traguardi con cui si poteva fare direttamente il rilievo topografico del terreno, e i dati raccolti furono trasferiti su una serie di mappe. Oltre all’attuazione del censimento e alla misurazione e compilazione di un nuovo catasto con rispettive mappe, furono prodotte le cosiddette “tavole d’estimo”. Queste ultime dovevano essere presenti in ogni comune e dovevano fornire informazioni riguardo a:

  • il numero degli appezzamenti presenti nel comune;
  • l’estensione di ogni appezzamento, stabilita in pertiche e tavole milanesi;
  • la qualità agraria dell’appezzamento: area aratoria, area irrigua, bosco, argini, ecc.;
  • il numero di squadra dell’appezzamento (siccome non tutti i terreni erano adatti per la coltivazione fu stabilita una scala di fertilità dei terreni divisa in quattro squadre: un terreno di prima squadra garantiva una buona rendita, mentre un appezzamento di quarta squadra aveva un basso grado di fertilità);
  • il valore di stima dell’appezzamento.

Inoltre fu ordinata la compilazione di “partitari”  per ogni comune, nei quali erano registrati, partita per partita, i passaggi di proprietà dei terreni e obbligavano i nuovi proprietari ad eseguire la voltura catastale. 

Riportiamo qui una tabella riassuntiva del catasto teresiano, inerente alla località di Romanengo del Rio e riportante la suddivisione del suo territorio in base alla qualità dei terreni, all’estensione e alla destinazione agraria:

prima stazione: 

  • aratorio, 934.21 pertiche cremonesi;
  • aratorio adacquatorio, 285.14 pertiche cremonesi;
  • risaia a vicenda, 4414.03 pertiche cremonesi;
  • risaia a vicenda ad uso di fornace, 8.20 pertiche cremonesi;
  • orto, 19.04 pertiche cremonesi;
  • prato adacquatorio, 317.16 pertiche cremonesi;
  • prato sortumoso, 22.13 pertiche cremonesi;
  • pascolo, 9.05 pertiche cremonesi;
  • zerbo, 1.00 pertiche cremonesi;
  • bosco dolce, 4.00 pertiche cremonesi;
  • bosco forte, 109.03 pertiche cremonesi;
  • riva boscata mista, 332.05 pertiche cremonesi;
  • incolto, 284.12 pertiche cremonesi;

per un totale della prima stazione di 6742.20 pertiche cremonesi;

     seconda stazione:

  • casa da massaro, 47.13 pertiche cremonesi;
  • casa in parte da massaro con orto, 27.13 pertiche cremonesi;
  • casa d’affitto ad uso d’osteria con orto, 2.16 pertiche cremonesi;
  • bottega d’affitto, 0.02 pertiche cremonesi; 

per un totale della seconda stazione di 78.06 pertiche cremonesi;

per un totale del comune di 6821.02 pertiche cremonesi.


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