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DOCUMENTO 1 INERENTE ALL’INVESTITURA DELLE PROPRIETA’ RUOTA ARESE DI SOPRA E RUOTA ARESE DI SOTTO

 

PARAFRASI SINTETIZZATA DEL DOCUMENTO 1

Il giorno 27 Gennaio 1710, presso la località Melotta, Siro Antonio Guaita, abitante a Salarano (Lodi), ma per l’occasione del contratto abitante alla Melotta, in veste di procuratore del conte Giuseppe Imbonati di Milano, investe le due possessioni Ruota Arese di Sopra e Ruota Arese di Sotto a corpo e non a misura. L’affitto prevede una durata di nove anni. Il canone annuo è di lire 2400 da pagarsi in tre termini, ovvero a Pasqua, a San Bartolomeo Apostolo e a Natale.

 Patti  

  • Restituzione delle scorte. 

     Nella Ruota Arese di Sopra sono lasciati in scorta: 

    • bestiame e attrezzi del valore di 500 lire e mezza
    • 30 somme di risone
    • 6 somme e 5 mine di frumento

     Nella Ruota Arese di Sotto sono lasciati in scorta:

    • Bestiame e attrezzi del valore di 22 lire
    • 5 somme e mezza di frumento
    • 25 somme di risone

  • Appendizi.

     Il conduttore dove portare a Milano:

    • 7 paia di capponi a S. Martino
    • 2 paia di anatre
    • 100 uova di gallina
  • Il conduttore dove recarsi a Milano per pagare l’affitto nei giorni stabiliti.   
  • Il conduttore si impegna a lavorare le terre in “bona e laudabile forma”, a tenere puliti i fossi e a concorrere alla manutenzione della Roggia Nuova.
  • Servizi con mezzi di trasporto. Il conduttore dove garantire la prestazione di servizi con i mezzi di trasporto di materiali da e per la fornace e inservienti per le riparazioni degli edifici; concorrere con gli altri affittuari ai trasporti di materiali per la riparazione del palazzo e dei manufatti necessari per l’irrigazione; deve riempire la ghiacciaia e provvedere con gli altri fittabili a coprirla con la paglia necessaria. 
  • Il conduttore non può tagliare o danneggiare gli alberi da cima. 
  • Il conduttore può scalvare gli alberi da cima, procedendo dal suolo fino a un’altezza di 6 braccia.
  • Il conduttore è obbligato a inserire un piantone nel terreno per ogni albero scalvato.
  • Il conduttore ha l’obbligo durante l’ultimo anno di affitto a tagliare tutte le stobbie, che devono essere messe nel pagliaio “ben secche”.
  • Il conduttore non deve permettere a nessuno di tagliare piante da cima o piante vive senza una licenza scritta del padrone.
  • Il conduttore è obbligato a salvaguardare i diritti della proprietà affittata.
  • Il conduttore ha diritto di pilare il riso da lui prodotto “nella pista di sotto” ed è obbligato alla sua manutenzione.
  • Il conduttore deve provvedere alla manutenzione a sue spese dei rodoni e di tutti gli altri manufatti idraulici, mentre il padrone si impegna a fornire il legname “in rusca” necessario per tali operazioni.
  • Il conduttore al termine della sua locazione è obbligato a lasciare sul fondo tutte le paglie e lo strame.
  • Il conduttore ha il divieto assoluto di mettere mano al bosco.
  • Il conduttore non può fare nuovi fossi e scavi senza “espressa licenza” del padrone.
  • Il conduttore è obbligato a lasciare e allevare le roveri novelle. 
  • Il conduttore ha il divieto assoluto di fare carbonaie, fatta eccezione per la legna della sua scalvatura. 
  • Tutti i danni al raccolto causati dalle tempeste sono risarciti sino al giorno di San Michele Arcangelo; solo per quanto riguarda il frumento essi sono risarciti sino al giorno di San Pietro. Il risarcimento è garantito anche in caso di “guerra guerreggiata” e in caso di invasione di nemici che impedisca la raccolta dei frutti.
  • Il conduttore è obbligato a restituire al padrone eventuali sovvenzioni in denaro al termine dell’affitto.
  • In caso di siccità, tale che il Naviglio non sia più in grado di far girare i rodoni, il conduttore è risarcito.
  • Il conduttore è obbligato a “sgurare” i fossi.

Investitura della proprietà Ruota Arese di Sopra e Ruota Arese di Sotto

  • Le rate d’affitto devono essere pagate entro i termini stabiliti, pena la decadenza. 
  • Non è permesso assolutamente al conduttore di sublocare parte dei terreni in affitto “senza special licenza in scritto” del padrone.
  • Il padrone è obbligato a fare la riparazione delle case a sue spese.
  • Il fittabile ha il divieto di dare pascolo al gregge dei pecorai e di permettere il transito di pecore e capre su tutti i beni.
  • Il fittabile è obbligato a mantenere tutte le strade di pertinenza del podere affittato. Nel caso in cui le strade siano di proprietà comune il fittabile deve concorrere con gli altri interessati alla loro manutenzione.
  • Nell’ultimo anno di locazione il conduttore è obbligato a “lasciar vuota” una determinata quantità di terreno secondo lo “stile del Paese”.
  • Il conduttore è obbligato a fornire al padrone a sue spese una copia autentica del contratto. 
  • Il conduttore ha il divieto assoluto di mettere mano ai partitori delle rogge “acciò non restino li altri pregiudicati, a fine che tutti possino godere la sua portione”. 
  • Il conduttore è obbligato a fare 13 giornate di lavoro intorno alla roggia ogni anno. 

RIELABORAZIONE E COMMENTO DEL DOCUMENTO 1

Il documento si apre con una formula che si ripete in modo identico in tutti documenti inerenti agli affitti di proprietà terriere. Qui vengono presentati in sequenza il giorno e la data di stesura dell’atto, il nome dell’affittuario e delle proprietà affittate, la durata del contratto, la quota e i giorni di versamento dell’affitto. Subito dopo gli estremi del documento, sono esplicati, punto per punto, tutti i patti che entrambe le parti, affittuario e padrone, devono rispettare per tutta la durata del contratto. Nel primo punto è sottolineato l’obbligo da parte del conduttore di restituire tutto quanto il padrone ha lasciato in scorta, al fine di fornire al fittabile tutte le risorse necessarie per l’avvio delle attività agricole. Come secondo punto sono elencati gli appendizi che il fittabile è tenuto a consegnare al padrone nei tempi stabiliti. In origine gli appendizi erano delle semplici onoranze che il conduttore doveva al signore; col tempo essi diventarono dei veri e propri pagamenti in natura in aggiunta al canone d’affitto.

Casa padronale della Melotta

Il conduttore inoltre dove concorrere alla manutenzione della fornace, delle rogge e della casa padronale e deve collaborare con gli altri fittabili al riempimento della ghiacciaia. Nel corso dell’inverno infatti la neve era accumulata, schiacciata e poi ricoperta di paglie in modo che il ghiaccio si potesse conservare fino all’estate. Il ghiaccio non solo era fondamentale per la conservazione degli alimenti, ma era anche utilizzato come rimedio e sollievo in svariate occasioni di malessere. 

Buona parte dei punti successivi descrivono tutte le norme che il conduttore deve rispettare al fine della salvaguardia delle piante. La pratica della scalvatura (operazione di asportazione dei rami alla base del tronco della pianta) è soggetta a limitazioni precise: non solo il fittabile non può tagliare i rami sopra un’altezza di 3 metri, ma è anche obbligato a innestare un “piantone” nel terreno per ogni pianta scalvata. Il piantone è un ramo scalvato, appuntito e piantato nel suolo, in modo che possa germogliare e andare in sostituzione alla pianta madre asportata dal terreno. Le parti scalvate degli alberi potevano essere confezionate in fascine da ardere o utilizzate per la produzione della carbonella. Il conduttore poteva infatti costruire una carbonaia accatastando i rami scalvati su un terreno e ricoprendoli di terra battuta. Nel momento in cui la pila era accesa, l’ossigeno non riusciva a penetrare all’interno della struttura e la combustione procedeva molto lentamente, favorendo così la formazione del carbone, utilizzato poi per cucinare. Inoltre il fittabile non può tagliare le piante da cima e in tutti i boschi senza un permesso scritto del padrone.

Come le piante, anche l’acqua era tenuta nella massima considerazione. Il Pianalto non era attraversato da nessun grande corso d’acqua. Per tale motivo, al fine di renderlo irriguo, furono progettati una serie di rodoni, ovvero meccanismi idraulici in grado di alzare l’acqua necessaria. I rodoni erano situati nell’alveo del Naviglio di Melotta. Nel caso in cui si fosse verificato un periodo di siccità che diminuiva notevolmente la portata di questo corso d’acqua, non era più possibile avviare i meccanismi del rodone e portare l’acqua sulle possessioni del fittabile. Valutando questo rischio e riconoscendo l’importanza primaria dell’acqua, il padrone garantisce al fittabile il risarcimento di tutte le perdite di raccolto nel caso siccità, ma anche di tempeste e di guerre guerreggiate. Al fine di assicurare ai terreni un approvvigionamento continuo e costante di acqua, il conduttore deve mantenere pulite le rogge e i fossi e ha il divieto assoluto di modificare la posizione dei partitori delle rogge, al fine di garantire a tutti la quantità di acqua pertinente.

Nel punto numero 12 dei patti si parla della pilatura del riso. La coltivazione del riso era molto estesa rispetto alla superficie dei terreni coltivabili (vedi documento 3 e 4) e garantiva una buona produzione grazie a un terreno di natura argillosa che, rendendo impermeabile il suolo, facilitava la creazione del ristagno d’acqua necessario per la crescita di questo cereale. Al fine di rendere commestibile tale prodotto, furono edificate due differenti pile nel corpo della Melotta e una terza pila ubicata o presso la cascina Capriola o presso la cascina Lama, tutte utilizzate per la lavorazione del cereale prodotto in loco. Il processo di pilatura serviva a trasformare il risone in riso mercantile, privandolo del pericarpo e del tegumento con macchine apposite mosse dall’acqua.


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