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LA COLTURA DEL RISO PRESSO LA MELOTTA

  

La notizia che la Melotta sia stato il primo luogo di coltivazione del riso è nella letteratura storica. Per quanto ne sappiamo tale informazione è riportata per la prima volta nei Commentari dell’Ateneo di Brescia relativi all’anno 1873. L’autore del testo, infatti, commentando in forma di recensione uno scritto del dottor Antonio Rota sull’igiene della risicoltura, riguardo alle colture del riso, scrive queste parole: “Nel cremonese hanno lor centro alla Melotta, dove credesi fu la prima coltura del riso introdotta in Italia dai Visconti”7. Qualche notizia in più si può ricavare dalla Storia dell’agricoltura italiana, dove si apprende che le più antiche attestazioni circa la coltivazione del riso presso la Melotta sono date da due lettere di Gian Galeazzo Visconti del 1475, con le quali il duca autorizza il trasporto di alcuni sacchi di riso nel ducato di Ferrara, dove si voleva introdurre la coltivazione di questo cereale. Questa informazione è stata spesso ripresa da tutti gli altri autori che hanno trattato questo argomento.

La coltivazione del riso richiede un grande apporto d’acqua. Se nella parte orientale del Pianalto si presume che vi fosse già presente una sufficiente quantità di risorse idriche per consentire la coltivazione del riso, per la parte occidentale, a causa della mancanza di corsi d’acqua, fu necessaria la costruzione dei cosiddetti rodoni.

È difficile assegnare una data precisa riguardo alla realizzazione del rodone come impianto idraulico. Tuttavia un indizio importante ci è fornito da un contratto di affitto stipulato nel 1553 “in loco Rote sue Sayane8, segno evidente che la località si chiamava Saiana e che stava assumendo il toponimo Ruota.

Cascina Ruota Risaia

La doppia denominazione è ripetuta in altre carte notarili fino al 1565, dopo di che il secondo toponimo Saiana scompare e resta solo Ruota9. Dal 1581 in poi la località è detta semplicemente “in loco Rote” oppure “in contrata Rote”. Rimane dubbio se si trattasse di un meccanismo che faceva funzionare una noria oppure una pompa idraulica. Sarebbe stato interessante conoscere più approfonditamente i dettagli costruttivi di tale meccanismo, ma in questa sede, per motivi di tempo, occorre soprassedere. Sicuramente furono costruiti nel tempo diversi impianti simili al primo nell’alveo del Naviglio di Melotta, ma anche questo argomento necessiterebbe di ulteriori indagini per stabilirne la dislocazione e il numero esatto, che sicuramente non era inferiore a quattro. 

 

Già nel corso del Settecento è documentato che il riso, prodotto in quantità abbondante, era brillato tutto nelle due pile situate alla Melotta.

 

L’analisi delle investiture dei poderi del conte Giuseppe Imbonati di Milano ci fornisce molte notizie in proposito. Le sue possessioni erano divise in 4 poderi situati nel nucleo abitato del corpo della Melotta e 10 poderi sparsi nel territorio del feudo. Nel 1710 Giuseppe Imbonati di Milano provvide al rinnovo di tutte le investiture dei suoi 14 poderi che componevano il feudo di Romanengo del Rio. Di norma un affittuario ha un solo podere in affitto, ma si dà anche il caso che uno stesso fittabile possa avere in affitto a tempo determinato più poderi. Questo naturalmente dipende dalla forza lavoro di cui dispone. Questi poderi sono:

  • Melotta I, Melotta II, Melotta III e Melotta IV;
  • Bindina;
  • Ruota Arese di Sopra e Ruota Arese di Sotto;
  • Rota Croppella;
  • Iopetta;
  • Musa Negra;
  • Capriola;
  • Lama;
  • Ospizio e Giardino;

per un estensione complessiva di pertiche 3319.

Il conte Imbonati nei contratti d’affitto si preoccupa sempre di lasciare in scorta al fittabile svariate somme di riso per permettere l’avvio della coltivazione di questo cereale. In buona parte delle affittanze è riportato dal notaio il numero delle somme di riso lasciate in scorta in quanto provvista di semente, di cui il fittabile dovrà provvedere alla restituzione alla scadenza del contratto d’affitto. Dalle investiture si legge che:

  • poderi Bindina e Melotta I scorta riso somme 50;
  • podere Melotta IV  scorta riso 23 somme;
  • podere Ruota Arese di Sopra scorta riso 30 somme;
  • podere Ruota Arese di Sotto scorta riso 25 somme;
  • podere Rota Croppella scorta riso 45 somme;
  • per la proprietà Iopetta scorta riso 28 somme;
  • per la proprietà Musa Negra scorta riso 5 somme e mezza;
  • per le proprietà Capriola e Lama scorta riso 40 somme.


7 Commentari dell’Ateneo di Brescia, anno 1873, p. 452

8 Archivio di Stato Cremona, Archivio Notarile, filza 1189. 1553 Settembre 7, Carta locationis.

9 Archivio di Stato Cremona, Archivio Notarile, filza 1194. 1558 Giugno 2, Testamento di Lorenzo del Ferro abitante “in loco Rote seu Sayane”. Ibidem, 1565 Agosto 3, Carta confessionis rogata in “loci Rote seu Sayane”.


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