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LA MELOTTA

 

Il carattere argilloso del terreno e la vastità delle aree boschive, che si estendevano su buona parte di questa area, rallentarono il processo di antropizzazione del territorio già avviato nelle zone della pianura limitrofa al Pianalto. Dalla documentazione giunta fino a noi, si può benissimo ritenere che la Melotta fu il primo nucleo abitato che si sviluppò sul Pianalto. La posizione geografica della Melotta la rendeva una località appartata e isolata da ogni altro centro abitato circostante. Da pochi anni esiste la strada provinciale Pandino-Soncino, che permette a chiunque di raggiungere questa località, ancora oggi meta di comitive golose di rane e di pesciolini. 

Secondo il dizionario di lingua medievale Ducange l’etimologia del toponimo Melotta potrebbe derivare dalla parola latina medievale “melota”, che rappresenterebbe il luogo in cui stabulavano ed erano ricoverati gli animali. Infatti lo stesso Ducange attribuisce alla voce “melota” tale significato: “Usurpatur etiam haec vox pro loco, in quo animalia degunt”, ovvero “questo vocabolo è utilizzato anche per indicare un luogo in cui vivono gli animali”.

Dal punto di vista amministrativo la Melotta diventò feudo camerale del ducato di Milano nel XVI secolo. Queste terre rimasero una proprietà ducale fino al 1538, quando la camera le concesse in feudo per la prima volta. Le informazioni principali su questo feudo sono fornite dal Casanova, il quale elenca tutti i passaggi di proprietà di queste proprietà5.

  • Nel 1538 questo casale fu venduto con Ticengo al questore Francesco Castelletti e successivamente, mediante la persona di Vittoria Castelletti, divenne di proprietà di Francesco Rho, suo marito. In seguito fu venduto da questi coniugi a Gian Francesco Arese, al quale successero i figli Filippo e Marco Antonio.
  • Nel 1633 Francesca Maria Arese, figlia unica di Marco Antonio Arese e donataria dello zio Filippo Arese, portò in dote questo feudo ad Alfonso del Rio, che ne divenne l’ufficiale possessore. Nel 1657 Alfonso del Rio ottenne dal vescovo l’erezione in chiesa parrocchiale della chiesa semplice San Bernardo di Melotta, privandola così dell’annessione alle parrocchie di Romanengo e Isengo e diventando parrocchia propria. La parrocchia era sotto lo ius patronato del feudatario, di conseguenza Alfonso del Rio aveva la facoltà di scegliere il parroco6.
  • Nel 1689 il feudo, a causa della morte senza discendenza di Giuseppe del Rio, ritornò in possesso della camera e venne devoluto alla contessa Camilla del Rio Imbonati. Infatti i feudi erano trasmessi dai proprietari ai figli maschi successori per fedecommesso, ma qualora si spezzava la catena di discendenza, il feudo ritornava in proprietà della camera ducale, la quale provvedeva successivamente ad affittarla a un nuovo acquirente.

5 CASANOVA E., Dizionario feudale delle province componenti l’antico Stato di Milano all’epoca della cessazione del sistema feudale (1796). Firenze, 1904, alla voce Melotta.

6 Cremona, Archivio storico diocesano, Atti della visita pastorale Sfondrati.


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