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FAUNA E FLORA

  

Sul Pianalto si possono riscontrare una elevata diversificazione di ambienti, conseguenza principale della particolarità delle sue caratteristiche geomorfologiche e podologiche. Una tale pluralità di microclimi permette lo sviluppo di una variegata vegetazione, la quale, tuttavia, a causa delle dimensioni ristrette del Pianalto, non ha la possibilità di esprimere in modo completo tutti le sue particolari varietà di specie. Le numerose tipologie di vegetazione, che si possono distinguere sia nelle zone più umide nei pressi dei corsi d’acqua, sia nelle aree boschive, conferiscono al Pianalto caratteristiche singolari e peculiari. La presenza di terreni ferrettizzati, ovvero di parti superficiali di suolo sottoposte a una lunga azione modellatrice e trasformatrice degli agenti atmosferici, ha permesso lo sviluppo di una particolare flora,

che, pur essendo di ambiente golenale, presenta caratteri simili alla vegetazione delle aree lombarde con maggiore altimetria. Il fattore principale che determina la composizione della copertura vegetale è la presenza di acqua. A stretto contatto della corrente viva cresce la flora natante, composta anche da canne palustri; nei terreni semisommersi vi è un’alta percentuale di vegetazione igrofila e man mano che aumenta la distanza dai corsi d’acqua si eleva la presenza di piante xerofile. La zona boschiva, che ha da sempre ricoperto quasi interamente l’area del Pianalto, attualmente è posizionata solo lungo le rive del Naviglio delle Melotta e a piccole macchie nelle zone a esso circostanti.

La particolare stratificazione verticale della vegetazione è stata gravemente danneggiata dalle attività dell’uomo, come il disboscamento, l’edificazione e più in generale lo sfruttamento, molte volte indiscriminato, del suolo. Spesso risulta difficile distinguere discontinuità particolari tra le varie stratificazioni della flora, in favore di un passaggio sempre più graduale tra una strato e l’altro della vegetazione. Tuttavia, nelle zone meno antropizzate e caratterizzate da una marcata alternanza di piani del terreno, è possibile riconoscere, a partire dal suolo, sei diversi strati vegetali.

  • Strato muscoso. Esso è costituito da una serie di muschi che posso occupare occasionalmente il terreno e diffondersi su rami e tronchi spezzati, alla base di alberi vivi e sulle radici che emergono dal terreno.
  • Strato delle erbe basse. Questo strato è costituito da specie vegetali presenti nel sottobosco, di statura compresa tra i 30 e i 40 cm. Tra esse annoveriamo la pervinca, il favagello, la polmonaria, la fragola indiana, l’edera e altre specie. Queste si sviluppano spesso a macchie così fitte da non permettere la crescita di qualsiasi altra tipologia di vegetale. In alcune aree costituiscono il 100% della copertura del suolo, mentre tendono meno a svilupparsi sulle pendenze e nei terreni a scarsa permeabilità.
  • Strato delle erbe alte. Composto non più da erbe, ma da piante, la cui altezza si aggira intorno ai 50 cm. Generalmente crescono a fitti gruppi, oppure si elevano singolarmente sugli strati precedenti. Nei suoli più umidi si trovano graminacee, gruppi di parietaria, ortica ed equiseto. Nei terreni più drenati questo strato è costituito da felci, erba maga e aglio selvatico, facilmente notabile per il forte odore che sprigiona se sottoposto a una qualsiasi pressione.
  • Strato arbustivo. In tale strato si trovano vegetali che si elevano da un’altezza di 1,5 m a un’altezza di 3 m, anche se alcune piante possono raggiungere i 4 o i 5 m dal suolo. Le piante che lo compongono sono di carattere cespugliante, con varie ramificazioni che partono sin dalla base degli alberi, i quali difficilmente presentano un tronco unico. Le specie più tipiche sono il nocciolo, il sambuco, la sanguinella, il biancospino e, nelle zone più asciutte, il prugnolo. Fanno parte di questo strato anche i rovi, i quali si estendono in ampie e fitte distese nelle parti retrostanti al bosco e lungo le rive dei corsi d’acqua. Al contrario, dove la vegetazione è più fitta, i rovi sono più contenuti. Il frutto di questo arbusto sono le more, nutrimento per l’avifauna e commestibile per l’uomo.
  • Strato arboreo. Questo strato è composto da piante che si elevano dai 4-5 m fino ai 15-20 m, come le robinie, gli ontani, i salici, i pioppi, le querce e, più raramente, i platani. Si possono trovare anche ciliegi, facilmente distinguibili in primavera per la loro fioritura bianca. Lo strato arboreo è quello che ha subito maggiormente le conseguenze dell’antropizzazione del Pianalto e la diminuzione delle sue dimensioni deve essere completamente attribuita all’azione dell’uomo, la quale ha determinato la decimazione, o addirittura la scomparsa, di alcune specie come il castagno, il cerro e il pioppo bianco.
  • Strato lianoso. Compongono questo strato tutte le principali rampicanti, le quali o si disperdono su ampie porzioni di terreno, o si avviluppano lungo i tronchi delle piante, in modo più o meno opprimente e soffocante. Le specie più comuni sono il tamaro, il luppolo, l’edera e la vitalba.

Una flora così diversificata favorisce lo sviluppo e l’insediamento di una grande varietà di specie animali. Oltre a diversi invertebrati, tra i quali i più numerosi sono i lepidotteri ropaloceri e coleotteri carabidi, si trovano sul Pianalto una grande quantità di specie di vertebrati, soprattutto nelle aree incolte, sia umide che boschive. A una diversificata ittiofauna che popola i corsi d’acqua, corrisponde un’altrettanto variegata erpetofauna (rettili e anfibi) e avifauna, della quale l’esemplare costitutivo principale è sicuramente il colombaccio, preda principale del falco pellegrino. Il numero dei piccoli mammiferi è diminuito drasticamente negli ultimi quaranta anni a causa dell’azione dell’uomo, la quale, in taluni casi, ha portato anche alla scomparsa di determinate specie che precedentemente popolavano questa area.

 Rana di Lataste

Circa mezzo secolo fa uno dei principali mammiferi insediato sul Pianalto era certamente la lontra, la quale, oggi, sembra essersi completamente estinta in questo luogo a causa soprattutto delle numerose battute di caccia che si sono susseguite nel corso dei decenni, al fine di rivendere la preziosa pelliccia di questo animale. Assieme alla lontra, anche il tasso, preda ambita dai cacciatori sia per la sua pregiata pelle, che per il suo grasso, così come la volpe, sembrano quasi completamente scomparsi da questa zona. Nonostante gli effetti dannosi dell’antropizzazione subita da questo territorio, è ancora possibile avvistare donnole, puzzole e faine, soprattutto nella stagione invernale. Tra gli anfibi della riserva vanno citati, oltre alle rane verdi, alle raganelle, ai rospi comuni, alle rane rosse o dalmatine, il tritone crestato e una ricca popolazione di rane di Lataste. Questa specie, esclusiva della Valpadana, è minacciata di estinzione dalla scomparsa degli ultimi boschi umidi che ancora la ospitano, perciò la sua presenza in un area ne può significare, da sola, la tutela.


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