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GEOLOGIA, MORFOLOGIA E PEDOLOGIA DEL PIANALTO

 

GEOLOGIA

Il Pianalto si distingue dalla generale conformazione geologica della pianura padana sia per il suo maggiore livello di altitudine rispetto all’area circostante, sia per la differente composizione chimica dei terreni, la quale gli conferisce una colorazione caratteristica giallo-rossigna e giallo-brunastra. Esso si eleva sopra lo strato più superficiale della pianura padana, costituito essenzialmente da vari orizzonti di natura sabbiosa, ghiaiosa, limosa e argillosa, per una decina di metri e rappresenta l’antico livello di altitudine territoriale di questa zona, abbassatosi progressivamente a causa della continua erosione dei vari agenti atmosferici nel corso dei millenni.

La composizione dei suoi orizzonti varia in base alla loro profondità. Dall’analisi degli strati più superficiali del terreno emergono le singolari caratteristiche di formazione del Pianalto, il quale presenta delle composizioni ben distinte e difficilmente riscontrabili in qualsiasi altra area del territorio lombardo. Sotto uno strato costituito prevalentemente da depositi di natura fluvioglaciale, come sabbie e ciottoli, che prende il nome di Diluvium antico, si estende una copertura ferrettizzata di natura eolica risalente al Quaternario inferiore-Terziario superiore, formata da vari orizzonti di limi sabbiosi o argillosi giallognoli e grigiastri, che possono scendere fino a una profondità massima di 12 m. Quanto più risulta prolungata l’opera di erosione degli agenti atmosferici esercitata su questa parte più superficiale, tanto più è maggiore lo spessore dello strato ferrettizzato. Il ferretto superficiale è un terreno di alterazione in cui si sono verificati fenomeni di idratazione e ossidazione di silicati alluminosi con una decalcificazione delle rocce calcaree e dolomitiche. Questa lunga trasformazione ha portato a un argillificazione degli elementi primitivi dando vita ad un’argilla impura, plastica e rossastra che ricopre tutta la parte più superficiale del Pianalto. Man mano che si scende in profondità il grado di alterazione della composizione dei suoli diminuisce, fino a giungere a ghiaie ancora fresche e inalterate. 

E’ necessario precisare che riguardo la formazione della coltre loessica superficiale che ricopre il Pianalto sono state formulate ipotesi differenti, che appoggiano o contrastano l’idea secondo la quale la copertura superiore del terreno di questa area sia il risultato di un lungo processo di ferrettizzazione dei suoli.

La coltre loessica che caratterizza il suolo del Pianalto è costituita da due principali orizzonti diversi tra loro: l’orizzonte a fragipan e l’orizzonte a petroplintite. 

L’orizzonte a fragipan si sviluppa con continuità a profondità variabili comprese tra pochi decimetri e due metri circa a seconda delle varie zone del Pianalto. La sua compattezza lo distingue da tutti gli altri orizzonti individuabili sia sul Pianalto sia nelle sue aree circostanti. Se analizzato mostra una struttura prismatica di colore bruno-rosso. Nelle zone più aride la sua consistenza è molto dura e densa, mentre nelle aree in presenza di acqua è caratterizzato da una maggiore tenerezza e friabilità. La sua genesi deve essere avvenuta in climi glaciali e periglaciali in seguito a cause di natura fisica, come la costante presenza di un suolo ghiacciato, che prende il nome di permafrost, dovuto al mantenimento perenne di temperature relativamente basse che hanno permesso il congelamento del suolo o alla presenza continua di lastre di ghiaccio durante le fasi di glaciazione che, grazie al loro carico, hanno contribuito a compattare il suolo. Il terreno di questo orizzonte è molto denso e poco poroso; di conseguenza esso 

oppone una grande resistenza all’espansione sotterranea degli apparati radicali dei vegetali ed è caratterizzato da un’alta impermeabilità che impedisce una normale percolazione dell’acqua. Questo tipo di suolo non solo è sfavorevole per lo sviluppo agricolo ma è anche un fattore limitante nei confronti dell’edificabilità di questi terreni.

Alla base dell’orizzonte a fragipan si sviluppa verticalmente verso il basso l’orizzonte a petroplintite, avente uno spessore variabile dai 15 ai 25 cm fino a una profondità compresa tra i 70 e i 200 cm , con caratteristiche particolari che gli conferiscono un aspetto litico, nodulare, ferruginoso, duro e compatto. La presenza di petroplintite assume un grande interesse a livello paleoambientale, poiché testimonia un lungo processo pedogenetico di laterizzazione avvenuto in ambiente tropicale o subtropicale a clima caldo-umido. Un tale tipo di clima, sicuramente diverso da quello attuale della pianura padana con una temperatura media che oscilla tra i 13 e i 14 °C e con valori medi di piovosità annuale intorno ai 750-1000 mm di acqua piovana, viene attribuito al periodo interglaciale rissiano-wurmiano (130-80 mila anni fa), caratterizzato da un clima subtropicale con valori di piovosità e temperatura nettamente superiori a quelli registrati attualmente nella zona centrale della pianura padana.

Risulta quindi evidente la singolarità e la complessità del suolo del Pianalto, dallo studio dei cui strati è possibile scoprire e studiare l’evoluzione geologica di questo territorio nel corso dei millenni. Dal rinvenimento di eventuali fratture o incisioni nei vari orizzonti e dalle diverse dislocazioni delle parti costitutive del suolo è possibile, servendosi della pedologia, determinare la successioni dei movimenti tettonici, dei sollevamenti della crosta terrestre e dei diversi cicli di erosione che hanno caratterizzato questa particolare area della pianura padana


MORFOLOGIA 

Il Pianalto è un innalzamento del terreno formatosi nel corso dell’Era interglaciale Mindel-Riss, ovvero nel periodo compreso tra 430 mila e 230 mila anni fa. La sua morfostruttura molto singolare appare di forma triangolare affusolata e si estende da nord a sud per circa 9 km e da est a ovest per 3,5 km. Questa area presenta a livello morfologico un andamento sinuoso e la sua superficie è oggi occupata da una ricca ramificazione idrografica. Il corso d’acqua di maggiore portata è il Naviglio della Melotta, situato in una posizione eccentrica, anche se leggermente spostato verso ovest. Il Naviglio della Melotta incide buona parte della superficie del Pianalto con un lungo solco, generato dalla progressiva erosione delle correnti che lo attraversano, verso il quale confluiscono tutte le altre acque della superficie.

Il fianco orientale è il più marcato e presenta una vera e propria scarpata che si eleva per circa 10 m. I confini del lato occidentale sono meno visibili a causa dell’opera di erosione degli agenti atmosferici, che hanno portato al progressivo sgretolamento e accumulo di materiali rocciosi e al conseguente spianamento del salto morfologico una volta esistente. A nord la superficie del Pianalto è delimitata dall’evidente passaggio da suoli rubefatti e rossastri tipici di questa area a terreni ricchi di depositi fluvio-palustrali di colore biancastro. Come per il lato occidentale, risulta difficoltoso stabilire un confine di delimitazione a sud, a causa dell’azione erosiva dei corsi d’acqua che ha creato progressivamente depositi sabbiosi di origine fluviale.


PEDOLOGIA

Sulla base dei risultati rilevati in seguito all’attuazione di scavi in varie zone e a diverse profondità nell’area del Pianalto e servendoci degli studi pedogenitici iniziati circa una ventina di anni fa1, è possibile evidenziare per fasi l’evoluzione geomorfogenetica di questo particolare suolo. Sono state individuate sei fasi storiche, ognuna delle quali ha contribuito alla creazione di questo particolare tipo di suolo.  

  • Tardo Pleistocene medio (250-130 mila anni fa). Durante questa lunga fase nella zona centrale di quella che in seguito sarà la pianura padana si creò una zona pianeggiante di origine fluviale, composta prevalentemente da sedimenti sabbiosi e argillosi e da ciottoli rocciosi di piccole dimensioni, trasportati da vari corsi d’acqua nel corso dei millenni.
  • Prima fase del Pleistocene superiore (il Pleistocene superiore nella sua totalità occupa tutto il periodo di tempo della fase interglaciale Riss-Würm e va da 130 a 80 mila anni fa circa). Spinte tettoniche anticlinali e verticali elevarono quello sarà il nucleo originario del Pianalto. Si formò progressivamente un ambiente caldo-umido tipico delle zone tropicali e subtropicali ad elevato livello di piovosità. Queste caratteristiche ambientali favorirono la formazione di un terreno superficiale  nodulare, ferruginoso e indurito chiamato petroplintite.
  • Fase media del Pleistocene superiore. Si formò il livello fondamentale della pianura padana. In buona parte dell’area lombarda si depositò progressivamente una coltre di materiale roccioso più o meno fine di origine fluvio-glaciale e i forte venti steppici, che si abbatterono costantemente sulla superficie di questa area, favorirono la deposizione di sedimenti eolici, che portarono alla formazione del cosiddetto loess. Mentre nelle aree circostanti il loess fu cancellato dalla continua erosione e sedimentazione fluviale, esso riuscì a permanere sulla superficie del Pianalto, grazie alla maggiore altitudine di quest’ultimo dovuta a movimenti tettonici antecedenti.
  • Ultima fase del Pleistocene superiore. I margini del Pianalto assunsero sempre più la conformazione di una scarpata in seguito alla continua erosione esercitata dai fiumi tangenti o paralleli al suo perimetro.
  • Periodo delle tre principali espansioni glaciali würmiane (80-10 mila anni fa). Le basse temperature che caratterizzarono questa fase portarono al congelamento perenne dello strato superficiale del Pianalto con la formazione di un permafrost. Queste particolari condizioni ambientali portarono alla gelivazione dello strato loessico permettendo la formazione dell’orizzonte a fragipan.
  • Olocene (da 10 mila anni fa fino ai giorni nostri). Le condizioni climatiche più temperate e l’alternanza di climi umidi e secchi permisero la brunificazione delle parti superficiali dei profili del Pianalto. Il fragipan, sottoposto all’erosione degli agenti atmosferici, fu progressivamente sepolto da uno strato di vari sedimenti di natura inorganica e dalla continua deposizione di materiale organico, mentre l’orizzonte a petroplintite, situato alla base del fragipan, assunse gradualmente caratteri fossili.

Il Pianalto può essere quindi considerato come un grande archivio della storia plurimillenaria dei processi di evoluzione geomorfopedogenetica del nostro territorio. Si tratta sicuramente di un area di grande valore e interesse scientifico per le sue particolarità e singolarità, rese più importanti dalla circostanza che è uno dei territori più a sud dell’Europa che conservano ancora in maniera quasi intatta la storia evolutiva del suolo già a partire da 300 mila anni fa circa.  

1 Cfr. CASATI E., PREVITALI F., OLIVIERI M., Caratteristiche paleopedogenetiche dei suoli del pianalto pleistocenico di Romanengo (Cremona). Il frangipan e la petroplintite. In: Pianura scienze e storia dell’ambiente padano, n. 1/1987 pp. 7-42.  


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