PIANALTO DI ROMANENGO

Nell’interfluvio circoscritto dal corso dei fiumi Serio e Oglio, nell’alta provincia di Cremona, si eleva, dal piano dei depositi ghiaioso-sabbiosi del livello fondamentale della pianura, un particolarissimo ed esteso dosso noto in letteratura come Pianalto di Romanengo. 

Si tratta di una singolare morfostruttura, definibile come rilievo isolato nella pianura padana, di forma all’incirca triangolato-affusolata, esteso in lunghezza per quasi 9 km, in senso meridiano, e per circa 3,5 km in larghezza, ripartito amministrativamente tra i comuni di Romanengo, Casaletto di Sopra, Soncino, Ticengo e, per una piccola porzione, Salvirola, tutti in provincia di Cremona. Ne sono caratteri distintivi il risalto altimetrico che copre valori di una decina di metri rispetto al piano di campagna circostante, la leggera immersione verso sud e la superficie topografica mossa da morbide ondulazioni, decisamente incise da un reticolo idrografico naturale piuttosto ramificato. 

Nel suo complesso il rilievo appare più fortemente inciso sul fianco orientale che, tramite una scarpata quasi unica, sviluppa un salto morfologico di circa 14 metri. Poco meno accentuati risultano gli orli di terrazzo sul fianco occidentale, dove si è verificata la deposizione, al piede della scarpata, di sedimenti erosi nel tempo dal pianalto medesimo. In questo senso, infatti, è stata interpretata la coltre alluvionale alloctona e di suoli residuali localizzata tra la base del Pianalto e il corso del Naviglio Civico di Cremona che scorre poco lontano da quest’ultima.

Si tratta, dunque, di un ambito geografico dai caratteri morfologici, strutturali, pedologici e, pertanto, paesaggistici peculiari e assolutamente unici, non solo nell’ambito del territorio provinciale cremonese, ma anche riguardo a buona parte della pianura lombarda, dove altri esempi simili, peraltro rari e sporadici, attualmente si trovano per lo più in cattive condizioni di conservazione, ovvero in evidente stato di degrado causato, principalmente, da attività estrattive non adeguatamente disciplinate e da un’edilizia non sufficientemente rispettosa di tali insoliti relitti geostorici. Anche la natura dei depositi fluvio-glaciali che costituiscono il Pianalto, eminentemente sabbiosi, si rivela diversa dal quella del circostante Livello fondamentale della pianura, mentre una profonda differenza riguarda la copertura superficiale, formata da orizzonti alternati e discontinui di limi sabbiosi, di natura eolica, ossia trasportati e depositati in epoche antiche ad opera del vento, nonché ampiamente alterati dagli agenti atmosferici.

Attraversa, infine, l’area del Pianalto, in posizione eccentrica e lievemente spostata verso ovest, il corso del Naviglio di Melotta che, seguendo un andamento nord-sud, incide nel corpo del Pianalto un profondo solco, verso cui confluisce la gran parte delle acque sgrondanti dalle superfici circostanti, che vi convergono producendo rigagnoli temporanei ospitati sul fondo di strette vallecole dalla tipica sezione a V e caratterizzate da intensa erosione regressiva che produce evidenti fenomeni di dissesto idrogeologico e franamenti dell’orlo superiore della valle navigliare.

Tratto da: FERRARI V., Il Biotopo Naviglio di Melotta. Ed. Amministrazione Provinciale di Cremona, Crema 1982

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